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La Chiesa di San Sebastiano (conosciuta come chiesa di S. Antonio) e l'unito ex
convento dei domenicani. E' un complesso architettonico notevolissimo che si
deve alla pietas del marchese Giovanni Castriota, un immigrato albanese che ebbe
fortuna e feudi in Terra d'Otranto. Il complesso venne costruito nel 1500.
L'odierna
chiesa fu ricostruita nel 1712 sull'area del tempio cinquecentesco del quale
conserva l'elegantissimo portale. Notevoli i leoni stilofori ed il corteo
trionfale scolpito nel fregio. Lo sormonta una targhetta marmorea che regge una
statuetta di San Sebastiano, riferibili entrambe al tempo della ricostruzione
settecentesca.
La chiesa riprende più modestamente la decorazione del più celebre edificio
del Crocifisso e fu opera di
Mauro Capozza di Lequile e di Angelo di Giovanni di S. Pietro in Lama, già
attivi nel cantiere del Crocifisso di pochi anni innanzi. E' un'aula alta e
profonda con due altari per lato, oltre al capoaltare, alcune statue di pietra,
e dipinti di buon pennello.

L'altare del Rosario rifatto il 1731 da Mauro
Manieri, è sormontato dalla splendida tela La Vergine del Rosario di
Donato Antonio D'Orlando.
Statua del Cristo morto
La chiesa è sede della
Confraternita del Pio Monte del
Purgatorio
(comunemente detta di S. Antonio)
La
Confraternita sii
incontra la prima Domenica del mese
Priore:
Salvatore Zuccalà
S. Antonio di Padova sacerdote e dottore della Chiesa
S.Francesco d'Assisi, che incontrò il giovane frate Antoo in occasione
del Capitolo generale apertosi nella Pencoste del 1221, lo chiamava
confidenzialmente «il mio . Antonio, il cui nome anagrafico è Fernando de
Bulloes y Taveira de Azevedo, nacque a Lisbona verso il 1195. Entrato
quindicenne nella collegiata dei canonici regolari di S. Agostino, in soli nove
mesi approfondì a tal punto lo studio della Sacra Scrittura da essere chiamato
più tardi da papa Gregorio IX « arca del Testamento ». Alla cultura teologica
unì quella filosofica e ,scientifica, molto viva per l'influsso della filosofia
araba.
Di questa sua vasta formazione culturale diede prova negli ultimi anni di vita
predicando nell'Italia settentrionale e in Francia. Qui ebbe il titolo di «
custode del Limosino » per la dottrina profusa nella lotta contro l'eresia. Pio
XII, nel 1946, lo dichiarò dottore della Chiesa con l'appellativo di « Doctor
evangelicus ». Cinque francescani avevano proprio allora raccolto la palma del
martirio in Marocco, dove si erano spinti per evangelizzare gli infedeli.
Fernando ne vide le salme, trasportate in Portogallo nel 1220, e decise di
seguirne le orme, entrando tra i frati mendicanti di Coimbra, con il nome di
Antonio Olivares.
Durante il viaggio di ritorno dal Marocco, dove poté sostare solo pochi giorni
a causa della sua idropisia, un fortunate sospinse l'imbarcazione verso le coste
siciliane. Dimorò alcuni mesi a Messina, nel convento francescano, il cui
priore lo portò con sé ad Assisi per il Capitolo generale. Qui Antonio conobbe
di persona « il giullare di Dio », Francesco. Fu assegnato alla provincia
francescana della Romagna e condusse vita cremitica in un convento presso Forlì.
Adibito alle umili mansioni di cuoco, frate Antonio visse nell'ombra finché i
suoi superiori, accortisi delle sue straordinarie doti di predicatore, lo
tolsero dall'eremo e lo inviarono per l'Italia settentrionale e in Francia a
predicare nelle zone in cui era più diffusa l'eresia degli albigesi.
Antonio ebbe infine fissa dimora nel convento dell'Arcella, a un chilometro
dalle mura di Padova. Di qui si recava ovunque fosse invitato a predicare. Nel
1231, l'anno in cui la sua predicazione toccò i vertici di intensità e fu
caratterizzata da contenuti sociali, Antonio fu colto da malore e dal convento
di Camposampiero venne trasportato a Padova sopra un carro di fieno. Spirò all'Arcella
il 13 giugno 1231. «Il Santo » per antonomasia, com'è chiamato a Padova, fu
canonizzato nella Pentecoste del 1232, a un anno appena dalla morte, sulla
spinta di una popolarità che si sarebbe allargata di epoca in epoca.
Processione
del Venerdì Santo
29 Marzo 2002
- Ore 20,00
Quale
grande mistero di sofferenza e di amore siamo invitati a celebrare!!!
La
MORTE di CRISTO sulla Croce per la liberazione del peccato.
Seguiremo
nella Processione le immagini di Cristo Sofferente e Morto e di M. Addolorata
con grande raccoglimento e implorando misericordia per noi e per i fratelli
Il Padre Spirituale
Mons. Giuseppe Ramundo
in comunione con tutti i Sacerdoti della Città
Itinerario
della Processione
Piazza
Costadura, Via G. Leuzzi, Largo S. Antonio, Via Savoia, G. Murat, XXIV Maggio,
Via del mare, Primitivo, Gioberti, Frezza, Carafa, P. Nico, A. Colitta, XX Settembre, F.lli
Bandiera, trav. Appennini, Verdi, Letizia, Campestre, De Ferrariis, San Luca,
Piazza Umberto I°, Regina Elena, Convento, Piazza Costadura.
(Alcuni momenti della
Processione)
Giovedì
Santo 2006 - Repositori
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