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Un pò di storia
L'inaugurazione
della posa della prima pietra avvenne il 29 dicembre 1599
di domenica, alle ore 21 circa dopo una solennissima processione alla
quale partecipò il duca, la duchessa ed
i loro due figli.
Fatta
eccezione per il pavimento e la volta della Chiesa, la costruzione venne
eseguita, in undici mesi. La celerità con cui vennero eseguiti i lavori di
costruzione, lasciò mera- vigliato l'illustre sacerdote che volle annotare
questo così straordinario avvenimento giusto nel periodo immediatamente postumo
all'erezione della maggiore Chiesa di Galatone. "A dì 28 di novembre
1600 giorno di giovedì à hora di vespro fu fenita la lamia del detto convento
et fenita ogni cosa fuor che l'astrico della Chiesa e di sopra la lamia di detta
Chiesa".
Lavorarono
alla costruzione della Chiesa maestranze uscite dalle fiorenti scuole
artigianali della provincia.
Il
tempio è raggiungibile mediante una larga gradinata, che dà sul sacrato.
Il
prospetto si presenta con una linearità geometrica; alla sua sommità è
incastonato il lapideo blasone
della famiglia fondatrice formato da sei pigne e da una epigrafe posta a ricordo
dell'opera compiuta.
L'interno
della Chiesa è di modeste dimensioni, ornato di graziosi stucchi nella volta ed
illuminato da cinque finestre:
L'altare
maggiore, eseguito in legno è dedicato al titolare della Chiesa, S. Francesco
d'Assisi la cui tela
seicentesca rappresenta il santo che riceve le stimmate.
La tela, opera di Fabrizio Santafede, è stata accuratamente restaurata
nell'anno 1999. Nello stesso periodo sono state restaurate anche altre
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tele.
Oltre
l'altare maggiore vi sono altri quattro altari, due per ogni lato.
Al
convento, addossato alla Chiesa, si accede per una porta a sinistra di chi
guarda il frontespizio. Ha un chiostro
formato da un piccolo cortile con una cisterna in mezzo e tre corridoi
che introducono alla sacrestia, ai locali utilizzati dalle associazioni
parrocchiali, e ad un ampio spazio che collega il convento con l'Istituto del
Fanciullo.
Due
scale nel chiostro conducono al piano
di sopra formato da quattro corridoi comunicanti in quadrato tra di loro e
aprono le porte di 18 celle e tre "quadratini": il corridoio del lato
nord dà accesso al coro.
Nella
Sacra Scrittura si narra che la madre del profeta Samuele, Anna,
nell'affliggente sterilità che le aveva precluso il privilegio della maternità,
si rivolse con ardente preghiera al Signore e fece voto di consacrare al
servizio divino il nascituro. Ottenuta la grazia, dopo aver svezzato il
piccolo Samuele, lo portò a Silo, dov'era custodita l'arca dell'alleanza e lo
affìdò al sacerdote Eli dopo averlo offerto al Signore. Su questa falsariga il
Protovangelo di Giacomo, apocrifo del secondo secolo, traccia la storia di
Gioacchino e Anna, genitori della Vergine Maria. La pia sposa di Gioacchino,
dopo lunga sterilità, ottenne dal Signore la nascita di Maria, che a tre anni
portò al Tempio, lasciàndovela al servizio divino in adempimento del voto
fatto.
Il fondamento storico, probabile pur nella discordante letteratura apocrifa, è
comunque falsamente rivestito di elementi secondari, copiati dalla vicenda della
madre di Samuele. Mancando nei Vangeli ogni accenno ai genitori della Vergine,
non restano che gli scritti apocrifi, nei quali non è impossibile rinvenire,
tra i predominanti elementi fantastici, qualche notizia autentica, raccolta da
antiche tradizioni orali. Il culto verso i santi genitori della B. Vergine è
molto antico, tra i Greci soprattutto. In Oriente si venerava S. Anna già nel
secolo VI, e tale devozione si estese lentamente in tutto l'Occidente a partire
dal secolo X fino a raggiungere il suo massimo sviluppo nel secolo XV. Nel 1584
venne istituita la festività di S. Anna, mentre S. Gioacchino era lasciato
discretamente in disparte, forse per la stessa discordanza sul suo nome che si
rivela negli scritti apocrifi, posteriori al Protovangelo di Giacomo.
Oltre al nome di Gioacchino, al padre della Vergine è dato il nome di Cleofa,
di Sadoc e di Eli. 1 due santi venivano celebrati separatamente: S. Anna il 25
luglio dai Greci e il giorno successivo dai Latini. Nel 1584 anche S. Gioacchino
trovò spazio nel calendario liturgico, dapprima il 20 marzo, per passare alla
domenica nell'ottava dell'Assunta nel 1738, quindi al 16 agosto nel 1913 e
ricongiungersi alla santa consorte, col nuovo calendario liturgico, al 26
luglio. « Dai frutti conoscerete la pianta », dice Gesù nel Vangelo. Noi
conosciamo il fiore e il frutto soavissimo derivato dalla pianta annosa: la
Vergine, Immacolata fin dal concepimento, colei che per divino privilegio fu
esente dal peccato di origine per essere poi il tabernacolo vivente del Dio
fatto uomo. Dalla santità del frutto, da Maria, deduciamo la santità dei
genitori di lei, Anna e Gioacchino.