Il
Giubileo: un grande e memorabile "segno"
Se ne parla ormai poco, ma è solo passato da qualche mese quello che Giovanni Paolo II definito un grande e mirabile segno all’Angelus di domenica, 14 gennaio 2001: intendiamo parlare del Giubileo. “Un anno, ha proseguito, in cui Cristo, come a Cana, ha trasformato l’ “acqua” della nostra povertà spirituale nel “vino” generoso del rinnovamento e dell’impe-gno” (L’Osservatore romano, 18-19 gennaio 2001, p. 1).
Era inevitabile che, ad Anno Santo terminato, si tentasse di fare qualche bilancio: impresa praticamente impossibile per un avvenimento che “ha assemblato” tanti motivi e di tanti caratteri. Sarebbe, tuttavia, ingeneroso non tentare di farne qualcuno, anche se a distanza, “privilegiando” quanto più direttamente ci interessa, evocato, peraltro, dalla frase introduttiva di Giovanni Paolo II.
Una considerazione generale ci suggerisce come, nello scorrere del tempo, ci sono dei momenti che si distinguono da tutti gli altri: giorni o date da segnare perché hanno caratterizzato, o caratterizzano, circostanze che segnano in modo particolare la nostra vita o singolarmente o collettivamente. La data che ricorda una festa o un lutto, una sconfitta o una vittoria, non è come un giorno qualsiasi che scorre nell’anonimato della nostra quotidianità.
Biblicamente, questi momenti particolari sono definiti tempo di grazia o tempo favorevole, con un invito corrispondente a viverli in modo differente.
Tale dovrebbe essere un Giubileo. Se si celebra ogni 25 anni vuol dire che questo tempo deve essere diverso dagli altri: da vivere, di conseguenza, e da continuare a vivere (per non disperderne i frutti) in una maniera differente, cogliendone cioè i motivi che lo hanno caratterizzato “dal di dentro”, senza fermarsi solamente sui “lustrini” e sulle “paillettes”: su alcuni aspetti, cioè, di spettacolarità, inevitabili in avvenimenti di tale portata.
E quali potrebbero essere i motivi che ci lascia in eredità l’anno giubilare appena terminato?
Indubbiamente, quelli che programmaticamente erano stati annunciati nell’atto della sua indizione e nel prosieguo del suo svolgimento.
Il principale, quello che unisce come un robusto “filo rosso” tanto l’Antico, quanto il Nuovo Testamento, è quello della “liberazione”. Come l’anno giubilare ebraico si celebrava all’insegna della liberazione, altrettanto e ancor di più quello cristiano che, in Cristo, celebra non solo la promessa, ma anche la sua attuazione.
“Oggi, proclamò Gesù in un sabato, nella sinagoga di Nazaret, si è realizzato quanto il profeta aveva annunciato: rimettere la libertà agli oppressi, e predicare un anno di grazia del Signore “ (Lc 4, 19).
Gesù redentore e liberatore ha rappresentato lo “specifico” dell’Anno santo, nel suo significato di “anno di remissione dei peccati e delle pene per i peccati, anno della riconciliazione tra i contendenti, anno di molteplici conversioni e di penitenza sacramentale ed extrasacramentale” (Tertio Millennio Adveniente, n. 13).
L’ingresso di questa ventata di grazia è stato significato simbolicamente dalla Porta Santa con il suo richiamo a Gesù che si è definito “la porta” (Gv 10, 9), con l’aggiunta che “solo chi entra attraverso di lui sarà salvo” (Gv 10, 9).
Il concetto di “salvezza” dell’uomo è stato il filo conduttore del discorso che il Santo Padre ha pronunciato durante l’udienza del Corpo Diplomatico al mattina del 13 gennaio del 2001, quindi, a Porta santa appena chiusa.
“In questo inizio di millennio, salviamo l’uomo! Ha esclamato. Salviamolo tutti insieme!”
Le insidie che sono tese all’uomo di oggi e che ne mortificano la dignità sono la marginalizzazione, l’analfabetismo, le disuguaglianze sociali, la vergogna della tratta di esseri umani. Sarebbe errato considerarle delle fatalità, quasi che davanti ad esse bisogna rinunciare a qualsiasi tentativo di soluzione.
L’incontrarsi e il discuterne con incontri e convegni è un segno delle possibilità di poter imboccare delle vie che, in parte, hanno dato dei risultati promettenti.
All’origine di tutti i conflitti non è difficile individuare l’egoismo e la volontà di potenza che, minando alla base le visioni solidaristiche, ne scardinano il vivere democratico, con l’insorgere di lotte che seminano divisioni e discordie.
Uno sguardo, appena sommario al secolo tramontato, se ci fa legittimamente inorgoglire per i progressi scientifici compiuti a favore della vita umana, non può non farci considerare quanto si è fatto contro di essa, non solo con le guerre, ma con l’introduzione di leggi che hanno legalizzato o giustificato interventi non proprio in suo favore. Le conquiste scientifiche, in ogni caso, non giustificano e, tanto meno, autorizzano visioni distorte di superiorità o di “signoria” sulla natura e sulla storia.
“Salviamo l’uomo!” cercando di non “stravolgere gli equilibri della creazione”, dimenticando di essere responsabili dei propri fratelli, non prendendosi cura “dell’ambiente che il Creatore ha affidato alle loro mani, questo mondo, programmato unicamente secondo i nostri progetti, potrebbe diventare irrespirabile”.
Le cronache di questi ultimi tempi, e che continuano, di ricadute di “morbi”, più o meno “pazzi” non sono altro la riprova dei richiami del Papa.
“Salviamo l’uomo!”, uno slogan che dovrebbe significare un programma, non ristretto appena ad un Anno: tanto meno solamente a quello Santo!
Don Antonio Resta

Nel 1917 a Fatima, in Portogallo, la Madonna appare ai tre pastorelli, Francesco, Giacinta e Lucia, e consegna loro diversi messaggi, di cui uno chiede di mantenerlo segreto e consegnarlo al Papa.
Nei messaggi raccomanda la preghiera, la penitenza, e la conversione dei peccatori.
Nel 1981 a Roma, in Piazza S. Pietro, durante una pubblica udienza, il Papa Giovanni Paolo II è attentato del turco Alì Agca, che lo ferì gravemente.
Il Papa guarisce dopo un immediato e delicato intervento chirurgico, riprendendo il suo intenso lavoro apostolico, attribuendo la sua prodigiosa guarigione all’intervento materno di Maria.
Per tre volte egli si reca a Fatima per ringraziare la Madonna, alla quale dona il proiettile estratto dal suo corpo, a ricordo del prodigio.
Conferma di tale prodigio viene dalla rivelazione del “segreto” di Fatima, che lo stesso Sommo Pontefice riconosce profetico.
Il Parroco
[Notizie più ampie sul “segreto di Fatima” - clicca]
6 Maggio 2001 Spazio alla Vocazione

Il prossimo 6 maggio, la Chiesa celebra la Giornata Mondiale di Preghiera per le Vocazioni.
Una giornata molto importante e densa di significato, che fa capire come in questo terzo millennio si avverte più che mai l’esigenza di nuove e sante vocazioni.
“La messe è molta ma gli operai sono pochi…” questo è il messaggio, che già duemila anni fa lanciò Gesù, e fa capire l’urgenza e il bisogno di persone semplici che siano disposte a donare la vita per gli altri.
Donare la vita è una scelta di puro amore, soprattutto in una società che non mette Dio al primo posto. In quest’occasione il Papa ha affermato che ogni vita è vocazione ed ogni credente è invitato a cooperare all’edificazione della Chiesa.
In questo contesto domina la figura di Gesù il Buon Pastore che dona la vita per le sue pecore, e che non viene meno nell’ora del pericolo, come il mercenario.
Nella Giornata Mondiale della Gioventù il Papa ha detto: ” Cari amici vedo in voi le sentinelle del mattino in quest’alba del terzo millennio”, una bellissima espressione che si può bene adattare al tema della vocazione. Mi ritornano in mente le parole del profeta Isaia: “ Sentinella quanto resta della notte? La sentinella risponde: viene il mattino, poi anche la notte; se volete domandare, domandate, convertitevi, venite”.
Quanto sarebbe bello che molti giovani scoprissero la gioia che c’è nel vivere ogni giorno con il Buon Pastore!
Giuseppe Musardo
Il
Maggio odoroso ... con Maria
E’ il volume che Mons. A. Resta, ha offerto alla comunità proponendo riflessioni quotidiane nel mese di maggio, dedicato a Maria.
Le riflessioni dell’autore sono accompagnate da approfondimenti tratti da documenti ufficiali e da scritti di autori ecclesiastici e laici.
La rosa, tipico fiore del mese di maggio, lo ha ispirato nel comporre la poesia:
“LA ROSA”
Sei la regina
Dei nostri giardini:
la tua assenza
li rende
più poveri
e tristi.
Donarti
Significa
Amore,
augurio solenne,
gioia,
festa,
riconoscenza.
I tuoi petali,
soffusi di velluto,
hanno un colore
per ogni circostanza.
Un giorno
Ho tentato
Di coglierti:
seducente,
avevi nascosto
un serto di spine,
che ti facevano
impensabile
corona.
Una ha penetrato
la mia carne:
ne è scaturito sangue
vermiglio.
Ho intuito
Che la forza
e, perfino,
la varietà
dei tuoi colori
avevano
un’unica sorgente:
era il rosso del sangue,
delle tue spine,
che si distribuiva,
uniforme,
in quella gamma
variegata;
i tuoi colori
e il profumo
se ne cibavano.
Le spine
Della corona
Di Cristo:
sicuramente
steli di rosa
intrecciati.
Le gocce,
di sangue
scaturite
dalla sua fronte
continuano
a vivificare
il giardino
dell’umanità.

Processione del SS. Crocifisso
della Pietà - 2 maggio 2001 ore 20.00
Amici e Fedeli, una forte e grande tradizione è la Processione del SS. Crocifisso.
E' doveroso che, da cristiani ci impegniamo a viverla con lo slancio e la generosità della fede: il vero omaggio gradito al SS. Crocifisso.
L'avvenimento della Processione sia davvero per tutti i fedeli e per la Città, un momento di venerazione e di benedizione.
Itinerario della processione: Piazza SS. Crocifisso, piazza Costadura, via Leuzzi, largo Sant'Antonio, via Savoia, via Macallè,via Don Sturzo, via Don Mazzolari, via Migliaccio, via XX Settembre, via P. Nico, via A. Colitta, via V. M. Vaglio, via T. Sabato, viale XXIV Maggio, piazza S. Sebastiano, via Torrente, largo Itria,via Pagliarulo, via M. D'Otranto, via D'Enghien, via De Ferrariis, via Fulcignano, via Gramsci, via Gobetti, via Scorrano, via Matteotti, via Indipendenza, piazza Umberto I°, via Regina Elena, piazza SS. Crocifisso.
2 Maggio ore 14.00 - Esposizione del Sacro Legno, tra il festoso suono delle campane annunziante "l'ora solenne dei miracoli".
3 Maggio ore 11.00 - Solenne celebrazione Eucaristica presieduta da Sua Eccellenza Mons. Domenico Caliandro Vescovo della Diocesi Nardò-Gallipoli
Il Rettore
Sac. Luigi Leante
[Clicca per vedere il programma delle Solenni Celebrazioni in onore del SS. Crocifisso della Pietà]
Cristo
Gesù è presente in mezzo a noi
“Quando furono vicini al villaggio, dove erano diretti ( i due apostoli) egli fece come se dovesse andare più lontano. Ma essi insistettero: “Resta con noi perché si fa sera e il giorno già volge al declino”.
Egli entrò per rimanere con loro. Quando fu a tavola con loro, prese il pane, disse la benedizione, lo spezzò e lo diede loro. Ed ecco si aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma Lui sparì dalla loro vista” (Luca 24-28;31)
La stessa gioia che provarono i due discepoli di Emmaus nel riconoscere il Signore allo spezzare del pane e a condividere nel mangiarlo, riempirà il cuore dei cinquanta fanciulli che faranno la Prima Comunione nelle due domeniche di Maggio, il 13 e il 20.
Alla loro festa parteciperanno le famiglie e la Comunità Parrocchiale in un clima di fraternità e carità.
Due
catecumeni entrano a far parte
della Chiesa Cattolica
Selenica Genziana Maria Elena, nata a Tirana (Albania) e Hernandez Arianna Maria, nata a Cardenas (Cuba) il 14 e il 22 c.m. hanno ricevuto i Sacramenti della Iniziazione Cristiana. Arianna anche il Matrimonio.
La nostra Comunità ha accolto le due giovani con grande gioia e commozione.
Glossarietto galatonese
Vocaboli in estinzione a cura di Vittorio Zacchino
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Nnuticare |
provare un nodo alla gola (a causa di boccone storto o per dispiacere) Tre ccose nnòticanu lu core: li meddhe(sorbe), li pirazze(pere acerbe) e li palore (le offese ingiuste). |
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Nuticusu |
indigesto, che fa groppo alla gola (anche in senso figurato) |
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Nofiu |
Onofrio |
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Noggnernò |
non signore |
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Nomina |
nominata, fama (tene na bbona o na fiacca nomina) Nora nuora (a tte figghia la ticu e tte nora ti la sienti = lo dico a te figlia perché tu nuora intenda) |
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Nozza-e |
l’impasto delle olive macinate |
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Nquacchiare |
macchiare, sporcare |
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Nquataratu |
insudiciato, sporcato ad un pentolone (quatara) |
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Ncuazzare |
ingozzarsi, mangiare senza misura |
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Nsiare |
sporcarsi di grasso (siu) |
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Ntartieni(lu) |
il trattenersi. Quando si voleva che i bambini si trattenessero un po’ lontano da casa, li si mandava da qualcuno a chiedere il misterioso ntartieni |
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Nticipu |
anticipazione, parte di somma data come acconto |
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Ntignare |
essere attaccato dalla tignuola, marcire. |
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Ntoni |
Antonio (Ntoni Ntoni/ picca so li bboni /(di nome Antonio) e quiddi ca so bboni/ so ffocu ti San’Antoni. |
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Ntrame |
interiora, budelli (sta mi ruscinu li ntrame = i miei budelli brontolano per la fame). |
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Ntorna |
di nuovo |
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Ntrata |
entrata, rendita agricola, raccolto. |
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Ntricare |
intrigarsi, intromettersi (ci si ntrica resta ntricatu) |
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Ntricu |
intrigo, bega, groviglio |
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Ntunare |
intonare, avere a genio (no nni ntona la fatia = non ha voglia di lavorare |
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Nturtigghiare |
avvolgere, attorcigliare, parlare in modo caotico |
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