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Sommario

Nonostante ...

    L'anno 2002 inizia in un clima di grande incertezza e preoccupazione. L’orizzonte mondiale è denso di nubi oscure e minacciose, presagio di un futuro tempestoso e rovinoso.

Le tristi notizie del recente passato hanno avuto un effetto, per cosi dire, tellurico in ogni parte della terra. Sono state abbattute tutte le barriere, materiali,economiche, morali, creando il panico nella stragrande maggioranza dell’ umanità. Il progresso scientifico sembra aver preso il dominio producendo effetti spesso indesiderati che lo stesso uomo potrebbe non controllare. Ma, nonostante tutto, bisogna avere il coraggio di sperare in un avvenire migliore.

    Dopo la tempesta, viene la calma. La storia umana è segnata da avvenimenti tristi, dolorosi, a volte catastrofici, ma è sempre prevalso il disegno del Creatore di progredire verso un mondo migliore.

E’ perciò doveroso credere che anche dopo questo tempestoso periodo di sofferenza nascerà un’altra era che auspichiamo di giustizia e di pace.

    Ci guidi la fede in un DIO che condivide con noi la vita e si fa nostro fratello e maestro e guida nell’impegno di realizzare un nuovo ordine sociale.

    Auguri di Buon Anno!

                                                                                                                                                La Redazione


 

Non c'è Pace senza giustizia, non c'è giustizia senza perdono

 

Da 35 anni si celebra La giornata mondiale della pace: da Paolo VI, che l’ ha istituita, è stata fissata alla data del 1° gennaio, non solo come auspicio per l’anno che inizia, ma anche come invito a una riflessione su questo valore incalcolabile e che è alla base di una ordinata convivenza tra i popoli.

Come per gli anni precedenti, anche per quest’anno è stato proposto un tema, formulato da Giovanni Paolo II in questo enunciato: Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono.

L’inizio del messaggio non poteva non tener presente quel “crimine di terribile gravità” perpetrato in quell’infausto 11 settembre di quest’anno, con nello sfondo lo spettacolo di quelle “due torri”, diventate, sinistramente, un emblema del fenomeno terroristico dei nostri giorni.

    Da fenomeno mediatico, diventa motivo di provocazione che, richiamando altri eventi dolorosi della nostra storia, fa nascere l’interrogativo che il Papa si pone a nome di tutti noi: qual è la via che porta al pieno ristabilimento dell’ordine morale così barbaramente violato?

La risposta la dà lo stesso S. Padre, il quale, confrontandosi con la stessa Rivelazione biblica, giunge alla conclusione che pilastri della vera pace sono la giustizia e quella particolare forma dell’amore che è il perdono.

    Il discorso si inoltra in uno svolgimento che non ignora quelle che sono le difficoltà che potrebbero emergere, riconducibili facilmente alla contrapposizione tra il concetto di giustizia e quello di perdono: l’uno escluderebbe l’altro qualora il primo si identificasse con quello di vendetta o di rancore.

La vera pace, diventando frutto della giustizia, umanamente, questa, esposta alla fragilità e all’imperfezione, ha bisogno anche del perdono che risana le ferite e ristabilisce in profondità i rapporti umani turbati, capace di condurre a quella tranquillità dell’ordine, secondo la definizione della pace data da S. Agostino.

    Il terrorismo internazionale, trasformato in una rete sofisticata di connivenze politiche tecniche ed economiche, secondo la visione del S. Padre, è la mina più pericolosa che compromette, oggi, la pace universale. Esso si fonda sul disprezzo della vita dell’uomo.

    Nasce da qui la necessità di difendersi, una difesa, comunque, che non può prescindere da regole morali e giuridiche nella scelta sia degli obiettivi che dei mezzi.

Il terrorismo si identifica, di fatto, con il disprezzo verso l’umanità, giustificato da disparità economiche che, agli occhi di chi lo pratica, debbono diventare mezzi risolutivi delle condizioni subumane in cui vivono gli abitanti di certe nazioni.

    Il terrorista ritiene che la verità in cui crede o la sofferenza patita siano talmente assolute da legittimarlo a reagire distruggendo anche vite umane innocenti. E’ la convinzione che deriva da un fondamentalismo fanatico che si serve, per l’attuazione dei suoi perversi disegni, perfino del nome di Dio.

    La pace è la condizione dello sviluppo, ma una vera pace è resa possibile soltanto dal perdono.

E’ questa la strada maestra da percorrere, perché si creino le condizioni per una pace giusta e duratura.

Il perdono, proposta di non immediata comprensione né di facile accettazione, presenta, di fatto, le caratteristiche della paradossalità.

    La considerazione immediata del suo concetto porta a concludere che, nel suo uso, il risultato immediato comporta “un’ apparente perdita a breve termine”: di fatto, “assicura un guadagno reale a lungo termine”.

A una prima impressione, potrebbe sembrare che il perdono sia un atto di debolezza; al contrario, sia nell’atto di donarlo, sia nell’atto di riceverlo, rappresenta “una grande forza spirituale e un coraggio morale a tutta prova”.

    E’ il contrario di quanto avviene nell’uso della violenza che “opta per un guadagno a scadenza ravvicinata, ma prepara a distanza una perdita reale e permanente”.

    Il superamento della cultura della violenza deve trovare nelle grandi religioni dell’umanità il coraggio della eliminazione delle cause culturali e sociali del terrorismo, riaffermando con forza la grandezza e la dignità della persona, in un contesto di maggiore consapevolezza dell’unità del genere umano.

Non c’è pace senza giustizia, non c’è giustizia senza perdono: questo monito (sono parole del S. Padre) non mi stancherò di ripetere a quanti, per una ragione o per l’altra, coltivano dentro di sé odio, desiderio di vendetta, bramosia di distruzione”.

    L’augurio con cui il Papa conclude il suo messaggio è riassumibile nelle sue parole conclusive: “possa l’umana famiglia trovare pace vera e duratura, quella pace che sola può nascere dall’incontro della giustizia con la misericordia”.

    E’ l’eco di quanto vaticinava il profeta Isaia, mai di tanto auspicio come ai nostri giorni: forgeranno le loro spade in vomeri le loro lance in falci: tradotto in termini moderni: i loro missili in trattori, le loro bombe in trebbiatrici, a ricordo, nostalgico, della cara falce ormai dismessa nei nostri campi, nonché scomparsa mestamente anche da certe simbologie politiche!…

                                                                                                                                        Don Antonio Resta


La preghiera del Papa

a proposito dell’eccidio compiuto dai terroristi negli U.S.A.

 

O Dio onnipotente e misericordioso, non ti può comprendere chi semina la discordia, non ti può accogliere chi ama la violenza: guarda la nostra dolorosa condizione umana provocata da efferati atti di terrore e di morte, conforta i tuoi figli e apri i nostri cuori alla speranza, perché il nostro tempo possa ancora conoscere giorni di serenità e di pace

(Giovanni Paolo II, 12 settembre 2001).


 

"Adorare Dio", il primo dovere di ogni Cristiano

 

Le parole del salmo: “Ti adoreranno, Signore, tutti i popoli della terra” fanno riferimento alla “nuova Gerusalemme”, ossia la Chiesa, alla quale approderanno uomini e donne di ogni lingua e nazione. Epifania significa, infatti, “manifestazione” di Gesù al mondo intero. Ma Gesù si manifesta volentieri a chi lo cerca con cuore sincero, a chi non si accontenta delle luci di questo mondo, ma cerca la luce vera, quella che illumina in profondità ogni uomo. Come i Magi andiamo anche incontro al Signore portando i nostri doni, in particolare l’oro dei nostri pensieri, l’incenso dei nostri sentimenti, la mirra delle nostre sofferenze.

“Abbiamo visto la stella e siamo venuti ad adorarlo”. Nessun uomo merita l’adorazione. Esso, infatti, spetta solo a Dio. Adorare Dio è la prima e fondamentale vocazione di ogni credente. Adorare Dio è riconoscerlo come Creatore e Salvatore, il Padre e Signore di tutto ciò che esiste. Il simbolismo della stella ci è spiegato dalle parole di San Leone Magno: “Questa stella ci esorta particolarmente a imitare il servizio che essa prestò… cioè a seguire con tutte le nostre forze la grazia che tutti invita al Cristo. In questo impegno, fratelli carissimi, dovete aiutarvi l’un l’altro. Così sarete risplendenti come figli della luce nel Regno di Dio”.

                                                                                                                    

                                                                                                                                    Don Salvatore Martalò


 

La Cresima

 

E’ un avvenimento straordinario di grazia per la nostra Parrocchia. Il “vento” della Pentecoste coinvolgerà la comunità radunata in attesa della discesa dello Spirito Santo, trasformandola e santificandola.

Il 25 gennaio il nostro Vescovo mons. Domenico Caliandro, invocherà il Signore perché lo Spirito Santo discenda su 50 giovani cresimandi. Continuando così ad essere l’animatore e il santificatore della Chiesa donandole nuovi e numerosi altri testimoni di Cristo.

Ai giovani cresimandi, ai padrini e madrine ai genitori spetta il dovere di essere degni di tanto dono di Dio e di esserne riconoscenti.


 

20 Gennaio: Festa di San Sebastiano, Patrono di Galatone

Auguri al nostro Parroco

 

Il consiglio Parrocchiale porge gli Auguri al proprio

Parroco per il suo onomastico e compleanno.

Don Salvatore celebrerà l’Eucaristia alle ore 17.00 e subito dopo è lieto di trascorrere un momento di fraternità nel Salone “S. Francesco”.


 

Concerto di Natale

 

 

Si è tenuto il 23 dicembre il tradizionale Concerto di Natale nella nostra parrocchia.

Il concerto, diretto dal M° Giuseppe Pappaianni, è stato tenuto dal Coro di Voci Bianche

 “Piccole Risonanze” della Scuola Elementare 1° Circolo Didattico di Galatone.

La Comunità accorsa numerosissima ha apprezzato, applaudendo calorosamente,

 l’esecuzione dei piccoli cantori che hanno intonato 

alcune tra le più belle e tradizionali Nenie e Canti Natalizi. 

Il parroco e il Direttore Didattico E. Longo, hanno salutato e ringraziato

 il Coro, il Maestro e le coordinatrici Lietta Schirinzi e Mariella Greco, 

per il loro grande impegno e hanno colto l’occasione per porgere gli Auguri a tutti i presenti.

La serata si è conclusa in un momento di gioiosa festa nella Sala “S. Francesco”.

(clicca qui per vedere le fotografie)

 

Felice Anno Nuovo!...


 

       

  La lingua ti lu tata

 

Glossarietto galatonese

Vocaboli in estinzione  a cura di Vittorio Zacchino

 

 

Pàpara

anatra.

Paparina

papavero dei campi, rosolaccio.

Paparisciare

sguazzare nell’acqua; pavoneggiarsi:

Papocchia

frottola; mpapugghiare = imbrogliare.

Pappa

pappa = zuppetta dei bambini (pappa cacca e anna = detto dei bambini e del fannullone.

Pappacola

grossa susina.

Pappare

divorare; appropriarsi.

Paraculo

persona furbacchiona e senza scrupoli.

Parare

persona furbacchiona e senza scrupoli.

Paratore

impresario di addobbi per le feste paesane.

Parazione

l’insieme di festoni e luminarie delle feste.

Parente

fratelli – curtieddhi; cugini caini; parienti sipienti; è cchiù bbicinu lu dente ti lu parente (il proprio interesse viene prima di chiunque ); ti li tua oi cu dici, ma no cu sienti (ti compiaci di dir male dei tuoi parenti, ma non vuoi sentirlo dagli altri estranei ).

Parete

muretto di pietre a secco.

Paricchiu

coppia; paricchiu ti oi (coppia di buoi ).

Parire

sembrare, apparire (ci oi beddha parire togghe tì core ha sintire = se vuoi apparire bella dovraisoffrire.

Parmentu

Palmento; pilaccio per pigiare l’uva.

Parmu

palmo (misura di cm.25) lu pigghiò cu nu parmu ti occa = lo rimbrottò aspramente .

Pasca

Pasqua.

Pasola

grossa oliva.

Passatiempu

semi di zucca tostati che si mangiano per passa tempo

Passiu

il vangelo della Passione che si legge la domenica delle Palme.

Pàssule

uva passa.

                                             

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