La Chiesa di Galatone in festa
Mons. Fernando Filoni nominato Nunzio Apostolico
della Giordania e dell’Irak
Dopo un lungo servizio pastorale svolto per incarico della Santa Sede nelle lontane regioni dello Sri Lanka – Iran, Brasile, Filippine, Hong Kong, il Santo Padre, ha voluto affidare alle cure pastorali di Mons. Fernando Filoni, la Chiesa di Giordania e Irak, nominandolo Nunzio Apostolico elevandolo alla dignità di Arcivescovo.
Al carissimo Don Fernando, nostro concittadino, a cui siamo legati da una
profonda amicizia, stima e collaborazione il foglio, (di cui è assiduo
lettore) insieme a tutta la Comunità Parrocchiale, esprime i più cordiali e
sinceri auguri e implora dal Signore tante benedizioni a sostegno e conforto per
il nuovo e delicato servizio pastorale a cui è stato chiamato.
Seme
di Cristiani di Don A. Resta
E' praticamente impossibile poter elencare tutte le cerimonie che si sono susseguite durante quest’Anno giubilare. Molte di esse hanno raggiunto un carattere addirittura spettacolare.
A riandare indietro con la memoria non è difficile, tuttavia, fermarne qualcuna in particolare. Forse non ci si ricorda della data, ma l’intensità e la suggestione che l’hanno circondata, questo sicuramente sì.
Una di queste è quella che si è celebrata il 7 maggio, nella cornice di un monumento, il Colosseo, che ha rappresentato da sempre il simbolo di Roma: la sua storia, impastata di romanità e di fede cristiana.
Si
è celebrata la memoria dei martiri, “un segno perenne, ma oggi
particolarmente eloquente, della verità dell’amore cristiano…” (Incarnationis
mysterium, n. 13).
La grandiosità delle Basiliche romane, e non delle sole, ha un significato solo se si rapporta a quanto ha da sempre suggerito l’Anfiteatro Flavio. Se il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani (Tertulliano), le zolle del Colosseo ne sono state imbevute e da esso fecondate: su di esse hanno attecchito e si sono rigogliosamente sviluppati quei semi che, secondo l’insegnamento di Gesù, dovevano marcire per non ri
manere soli. Quel chicco di frumento che, solo morendo, avrebbe prodotto molto frutto (Gv 12, 24).
“Nel nostro secolo sono ritornati i martiri, aveva scritto Giovanni Paolo II nella Tertio millennio adveniente, spesso sconosciuti, quasi “militi ignoti” della grande causa di Dio. Per quanto è possibile non devono andare perdute nella Chiesa le loro testimonianze” (n. 37).
La Chiesa non può dimenticare che questi suoi figli e nostri fratelli non sono stati solo seguaci e attuatori di quanto il Martire per eccellenza, Gesù Cristo, ha insegnato, ma anche per il modo con cui hanno condiviso l’esempio della sua testimonianza.
“Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici” (Gv 15, 13). I martiri hanno dato la vita per l’Amico e per gli amici. Per questo, S. Ambrogio, parlando di un martire, ha potuto affermare: ho detto che era martire, ho fatto la mia predica. Che cosa, infatti, si può aggiungere davanti a una prova di questo genere? Qualsiasi commento sarebbe destinato a ridurne la portata. Nel corso dei secoli la Chiesa ha conosciuto questa coraggiosa e diffusa testimonianza e a questi “campioni della fede”, come comunemente si sono definiti, si possono applicare le parole della Sapienza: “Agli occhi degli stolti parve che morissero; la loro fine fu ritenuta una sciagura, la loro partenza da noi una rovina, ma essi sono nella pace” (3, 2). Brillano di una luce sempre nuova, alimentata dal sangue del loro sacrificio.
L’origine del loro martirio, se ha avuto sempre come causa la fermezza della fede, ha conosciuto modalità differenti, con un’unica conclusione, tuttavia. Si è passati così dall’efferatezza di alcune epoche, a quella non meno violenta, anche se apparentemente più raffinata dei secoli più progrediti e più civili: alla base e nello sfondo, sempre la “bella testimonianza” (1 Tm, 6, 3). La “ricompensa nei cieli”, promessa da Gesù a “quelli che saranno perseguitati a causa della giustizia”, è passata attraverso la testimonianza del dono della vita, offerta per una causa che si è espressa attraverso una coerenza umanamente eroica.
Davanti ad una scelta che metteva a confronto l’idolatria degli dèi falsi e bugiardi e i riconoscimento del Dio unico e vero, non hanno avuto dubbi, anche se il costo era quanto di più grande si potesse pensare.
Entrando in dettagli ancora più particolari, il Papa, nell’omelia tenuta durante la celebrazione che vedeva riunite tutte le confessioni cristiane in un abbraccio autenticamente ecumenico, ha fatto riferimento ad alcuni idoli specifici del sec. XX, imposti dalle dittature ideologiche che hanno inquinato la storia e la civiltà d’Europa nel secolo scorso. Sugli altari pagani che sono stati eretti si sono collocate le statue dello Stato e della Razza.
La valanga che si è formata “a monte” ha travolto tutto quanto vi era collegato: scontri etnici e tribali, uccisioni di Pastori che hanno voluto restare con i loro fedeli: clero e laici “sono morti offrendo la loro esistenza per amore dei fratelli, specie dei più poveri e deboli”.Assistendo alla proiezione di un film su un “martire eccellente” dei nostri giorni, Oscar Romero, mi ha impressionato la scena finale. Il regista, con una felicissima intuizione, ha fatto cadere con violenza una goccia del sangue della sua ferita nel calice: il vino consacrato è sprizzato fuori e si è disperso nei dintorni.
Era la traduzione visiva di quanto Paolo aveva scritto: “…completo nella mia carne quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1, 24).
La porta
del Giubileo si è chiusa materialmente, ma resta idealmente spalancata nella
Chiesa e nel mondo, pronta sempre all’ingresso dei credenti e di tutti gli
uomini di buona volontà, soprattutto di quelli che la sapranno varcare con la
forza della loro testimonianza, resa più splendente perché lavata e resa
candida col sangue dell’Agnello (Ap 7, 14).
Gran traffico sulle strade con bufera di coriandoli ovunque, con la gente che impazza con trombe, trombette e tamburi senza pietà. No, non si tratta delle solite manifestazioni sindacali, ma di una cosa molto più seria: il carnevale. Euforia ai semafori da quando avranno tolto il rosso per snellire il traffico. Si vola all’altro mondo che è un piacere. Raimondo Vianello rivolto alla sua Sandra esclamò: “Perché andare a cercare maschere quando se ne hanno in casa propria tutto l’anno?”Saremmo tentati a dire: “Chi è senza maschera scagli la prima pietra” Ma…….
Ora
abbiamo 40 giorni per riflettere.
Il Parroco
Inizia la Quaresima
Abbiamo 40 giorni per riflettere, per riscoprire il cammino della nostra esistenza, per confrontarci con noi stessi, per smascherarci dal contesto sociale e liberarci dalla “maschera”. Quaranta giorni di intimità con Dio, di sacrificio, di impegno per seguire con Cristo il cammino verso il Calvario e la Resurrezione.
La
celebrazione delle Sacre Ceneri segna l’inizio di questo cammino nell’umiltà
e nella conversione.
Il Parroco
Cosa è stato per me il Giubileo?
(Riflessioni di un giovane)
Nell’esperienza giubilare il Signore ci ha concesso di vivere un “anno di grazia”. Adesso si avverte l’esigenza di non disperdere quest’enorme ricchezza di grazia, bensì farla fruttare. Il frutto migliore di questo Giubileo, secondo me, è la conversione del cuore. Ci siamo resi conto di esserci allontanati dalla sorgente di acqua viva che è il Signore, quindi se il Giubileo è stata la riscoperta della sorgente, attingiamone con gioia.
Se abbiamo ricevuto il dono di liberarci dalla schiavitù del peccato, che ci opprime, cantiamo, allora, i canti della libertà interiore e impegniamoci a non essere “tentati” in una società che purtroppo non mette Dio al “primo posto”. La difesa della dignità dell’uomo, particolarmente di chi è sfruttato deve essere una costante del nostro impegno cristiano. E cosa dire dell’indulgenza: chi ha fatto l’esperienza della misericordia sconfinata di Dio, eredita dal Giubileo una nuova cultura di misericordia nel rapporto con i fratelli. Dopo avere varcato la “porta santa”, usciamo dalla stessa porta per amare, ancor di più i nostri fratelli, e per costruire un mondo secondo il progetto di Gesù Cristo.

IL DONO DI NOZZE DA PARTE DI DIO
Nel giorno di San Valentino
“La creatura che hai al fianco è mia. Io l’ho creata.
Io le ho voluto bene da sempre,
prima di te e più di te.
Per lei non ho esitato a dare la mia vita. Te la affido.
La prendi dalle mie mani e ne diventi responsabile.
Quando l’hai incontrata l’hai trovata amabile e bella.
Sono le mie mani che hanno plasmato la sua bellezza,
è il mio cuore che ha messo in lei tenerezza ed amore,
è la mia sapienza che ha formato la sua sensibilità,
la intelligenza e tutte le qualità che hai trovato in lei.
Ma non puoi limitarti a godere del fascino.
Devi impegnarti a rispondere ai suoi bisogni, ai suoi desideri.
Ha bisogno di serenità e gioia, d’affetto e di tenerezza,
di piacere e di divertimento, di accoglienza e di dialogo,
di rapporti umani, di soddisfazioni nel lavoro, e di tante atre cose.
Ma ricorda che ha bisogno soprattutto di Me.
Sono Io, e non tu, il principio, il fine,il destino di tutta la sua vita.
Aiutala ad incontrarmi nella preghiera, nella Parola,
nel, perdono, nella speranza. Abbi fiducia in Me.
La ameremo insieme. Io la amo da sempre.
Tu hai cominciato ad amarla da qualche anno,
da quando vi siete innamorati.
Sono Io che ho messo nel tuo cuore l’amore per lei.
Era il modo più bello per dirti “Ecco te l’affido
Gioisci della sua bellezza e delle sue qualità”
Con le parole “Prometto di essere fedele, di amarti e
Rispettarti per la tutta la vita”
È come se mi rispondessi che sei felice di accoglierla
nella tua vita e di prenderti cura di lei.
Da quel momento siamo in due ad amarla.
Anzi Io ti rendo capace di amarla “da Dio”,
regalandoti un supplemento di amore
che trasforma il tuo amore di creatura e lo rende simile al mio.
E’ il mio dono di nozze: la grazia del sacramento del matrimonio.
Io sarò sempre con voi e farò di voi strumenti del mio amore e
della mia tenerezza:
continuerò ad amarvi attraverso i vostri gesti d’amore”
Glossarietto galatonese
Vocaboli in estinzione a cura di Vittorio Zacchino
|
ndrizzare |
raddrizzare, aggiustare, (Ci lu sape sirita,ti ndrezza = se lo viene a sapere tuo padre, ti darà una lezione); ndrizzare a ccasa = riordinare la casa. |
|
nducire |
portare; raddolcire; portanduci = chi va spettegolando qua e là |
|
Ndulurata |
(n.di pers.) Addolorata |
|
ndurare |
annusare; mandare odore. (La fatia no nni ndora = non gli va a genio) |
|
nefia |
scusa, pretesto. (No ccircare nefie = non cercare scuse) |
|
negghia |
nebbia |
|
nfamare |
diffamare, calunniare |
|
nfannu |
affanno |
|
nfatuitu |
intontito, meravigliato, plagiato |
|
Nfinfirinfì |
l’avaro (Li sordi ti lu Nfinfirinfì (ossia di chi accumula per risparmiare) si li mangia li Nfinfirinfà (lo scroccone o l’erede) |
|
nfitisciutu |
puzzolente, discolo |
|
nfracitire |
marcire |
|
nfurchiare |
rinchiudere le pecore nel recinto |
|
nfurdicare |
rimboccare le maniche |
|
nf russiunatu |
avere il raffreddore (la flussione) |
|
nfurtarire |
rinforzare |
|
ngafare |
infangarsi; calcarsi il cappello in testa |
Desidero ricevere, gratuitamente, il foglio del mese di Febbraio 2001
| Nome | |
| Cognome | |
| Indirizzo | |
| Telefono |