La
Carità non tiene conto del male ricevuto (1
Cor 13,5)
di Don A. Resta
E'
il titolo del Messaggio del S. Padre per la Quaresima del 2001. E’ un concetto
che il Papa richiama ancora una volta per il “tempo favorevole” che,
soprattutto i cristiani, sono invitati a vivere in preparazione alla Pasqua.
Questo “rappresenta per i credenti l’occasione propizia di una profonda
revisione di vita”.
La Quaresima, nella Liturgia della Chiesa, viene chiamato anche “tempo forte”, un momento dell’anno, cioè, per dirla ancora con il Papa, da considerare come “un provvidenziale dono del Signore ed una preziosa possibilità per avvicinarsi a Lui, rientrando in noi stessi e mettendosi in ascolto dei suoi interiori suggerimenti”.
Lo spunto per un cammino di conversione è dato coglierlo, e il Papa lo fa puntualmente, nel filo conduttore del Vangelo di S. Luca. L’evangelista presenta Gesù “in cammino verso Gerusalemme” e invita i suoi discepoli a seguirlo.
Gerusalemme, nello svolgimento del discorso di Luca, non rappresenta solo un luogo geografico, ma soprattutto un luogo teologico: è lì, infatti, che Gesù dovrà compiere la sua missione di salvezza.
Sulla stessa falsariga del cammino di Gesù deve essere quello del cristiano, scandito da diversi momenti e che, come quello del Maestro, deve conoscere la sua “Gerusalemme”.
E’ l’invito costante che ci raggiunge sempre, ma che diventa ancora più pressante nel periodo di tempo che stiamo per iniziare a vivere.
Non è facile il percorso, tanto più che è tutto “in salita”: (“Ecco, noi saliamo a Gerusalemme”: Mc 10, 33). E’ facile opporvi resistenza o accusare… il fiatone per un sentiero tutt’altro che agevole.
Non c’è bisogno di una particolare perspicacia per una “diagnosi” dell’attuale situazione: l’esperienza della preghiera “vissuta in modo piuttosto superficiale, così che la Parola di Dio non incide sull’esistenza. Lo stesso sacramento della Penitenza è ritenuto da molti insignificante, e la Celebrazione eucaristica domenicale soltanto un dovere da assolvere”.
Tutti temi e motivi che “provocano” il comportamento del cristiano e interpellano il nostro stesso “esserlo”.
Ma c’è un tema che il S. Padre richiama e segnala come impegno particolare per questa Quaresima e che si celebra a ridosso della chiusura dell’anno giubilare: sono le parole del Vangelo di S. Luca: “Amate i vostri nemici, fate del bene a coloro che vi odiano” (Lc 6, 27).
L’osservazione del Papa, a commento, realisticamente, non può non essere quella che riguarda la nostra reazione a questo comandamento cristiano. E’ naturale, si potrebbe dire, che, davanti a un’offesa si scatenino i “meccanismi psicologici dell’autocompassione e della rivalsa, ignorando l’invito di Gesù ad amare il proprio nemico”.
Ma è proprio questa la strada da percorrere o non, piuttosto, l’altra del perdono e della riconciliazione come presupposto irrinunciabile “per porre in essere un reale rinnovamento personale e sociale”?
Lo sguardo del Papa si allarga in primo luogo all’orizzonte universale dove è facile constatare di quali tragiche conseguenze siano stai apportatori “i numerosi e tragici conflitti che dilaniano l’umanità…”.
Chi non auspica e desidera la composizione pacifica di tanti conflitti con il superamento delle divisioni, dei contrasti e delle lacerazioni che ne sono purtroppo la logica conseguenza? Chi non aspira a “una coesistenza pacifica tra individui e popoli”?
Ebbene, la via da seguire, e non ce n’è “un’altra”, è quella del “perdono ricevuto e offerto”. “Amare chi ci offende disarma l’avversario e può trasformare in un luogo di solidale cooperazione anche un campo di battaglia”.
Logicamente, lo sguardo all’ “universale” potrebbe distogliere quello relativo al “particolare”, un alibi per scaricare sul “sistema” o sulle grandi responsabilità politiche situazioni che ci riguardano personalmente. Sarebbe la scorciatoia più facile e più comoda per la scelta di una deresponsabilizzazione rassicurante.
Ma, sottolinea il Papa, è “una sfida, questa, che concerne le singole persone…Interessa in modo speciale le famiglie”.
Proprio perché la via del perdono e della riconciliazione non è la più facile da percorrere, si richiede un impegno interiore di conversione che si richiama alle parole e all’esempio di Gesù: “il cristiano deve fare la pace, anche quando si sente vittima di chi l’ha ingiustamente offeso e percosso”.
“La carità non tiene conto del male ricevuto” (1 Cor 13, 5): un invito quaresimale che guidi ad approfondire la portata di questa affermazione e di cui la “colletta” che si fa durante questo tempo dovrebbe significare un “farsi carico con sollecitudine solidale della miseria presente nel mondo”.
L’invocazione a Maria, Madre della Misericordia, che conclude il Messaggio, mai come in questo caso, non è un semplice rituale, ma richiesta di una sua protezione “sul cammino quaresimale dell’intera Comunità dei credenti…”.
“Dio perdona tante cose per un’opera di misericordia!” (Manzoni).
Mons. Fernando Filoni
Nunzio Apostolico in Giordania e Iraq

17 gennaio 2001
L’Osservatore Romano, quotidiano del Vaticano, pubblica la notizia che Mons. Fernando Filoni è stato elevato alla dignità Arcivescovile e nominato Nunzio Apostolico in Giordania e Iraq. La notizia, ben accolta dalla nostra comunità galatea, ha suscitato tra la gente qualche domanda: Chi è un <Nunzio Apostolico>? Che dire dei due Paesi?
Per brevità, conviene entrare subito in merito alla questione; il Diritto Canonico afferma che i <nunzi> sono i rappresentanti del Papa presso le Chiese particolari di determinati Paesi e presso le autorità pubbliche degli stessi Paesi cui sono inviati; essi hanno, dunque, una duplice funzione: religiosa e civile, od anche ecclesiale e diplomatica. Tale duplice dimensione ha un’antichissima tradizione che risale al tempo in cui i Papi usavano inviare i propri rappresentanti ai Concili, presso gli imperatori, gli episcopati locali e, dal sec. XVI, in forma stabile, presso gli stati di allora. Nel 1815 la Convenzione di Vienna riconobbe ai <nunzi> significative prerogative; più recentemente, poi, la <Convenzione sulle Relazioni Diplomatiche> di Vienna (1961), le confermava ed equiparava i <nunzi> agli <ambasciatori> civili.
Il termine <nunzio> deriva dal latino nuntius, nuntiare; con ciò si designavano messaggeri e portavoce; per distinzione nei confronti dei rappresentanti degli Stati, la Santa Sede ha voluto conservare l’antica dizione; infatti, a differenza degli <ambasciatori>, i <nunzi> non solo esercitano una funzione diplomatica presso i governi civili, ma svolgono anche, come detto, una missione ecclesiale presso le Chiese particolari dei Paesi in cui sono accreditati. Il termine <apostolico>, invece, è in stretta relazione alla <Persona> che egli rappresentata: il Romano Pontefice, successore di Pietro, l’Apostolo cui Gesù aveva dato l’ufficio di governare la Chiesa, di fungere da centro di unità e di comunione ecclesiale e di confermare i <fratelli> nella fede.
Al <nunzio>, dunque, spetta il compito di rendere più saldi ed efficaci i vincoli tra le Chiese particolari e la Sede Apostolica, assistere i vescovi con l’azione ed il consiglio, favorire le relazioni con le conferenze episcopali, adoperarsi per promuovere tutto ciò che riguarda l’evangelizzazione, la libertà della Chiesa e le relazioni con i governi. Secondo una felice espressione del Papa Paolo VI, i rappresentanti pontifici sviluppano due forze: una <centripeta> e una <centrifuga>, ossia rendono presente al <centro> della Chiesa le necessità e le esigenze delle Chiese locali, come pure trasmettono alle Chiese locali la forza propulsiva del <centro>. Nelle relazioni con gli Stati, poi, il <nunzio> promuove e sostiene lo sviluppo della pace, della giustizia, della cooperazione e dell’intesa con la Sede Apostolica. Un ulteriore compito del <nunzio> - cresciuto grandemente dopo il Concilio Vaticano II - è quello di sviluppare le relazioni con le Chiese non-cattoliche, con le confessioni cristiane e con le religioni non-cristiane. In un mondo dove cadono antiche barriere, si stabiliscono contatti e si producono nuove relazioni, il <nunzio>, insieme agli episcopati, ha il dovere di promuovere la comprensione e la conoscenza tra le parti, nonché dei fenomeni che, da dimensione locale, assurgono a dimensione globale.
La Giordania (4.6 milioni di abitanti) e l’Iraq (22 milioni di abitanti) sono due paesi del Medio Oriente, ben noti a motivo della cronaca politica internazionale, ma anche per la loro antichissima civiltà; chi non ricorda la storia dell’antica Mesopotamia, o biblicamente parlando, la storia di Abramo, <padre della fede>, che ebbe inizio proprio lì, in Ur dei Caldei, nell’attuale Iraq? Come non ricordare Babilonia e i Profeti? E che dire della Giordania, anch’essa terra calpestata da Mosé, da Giovanni il Battista e da Gesù? I due paesi sono oggi prevalentemente abitati da Arabi e Palestinesi, da Curdi e da numerose minoranze etniche. Religiosamente parlando, predomina l’Islam; i cattolici sono una consistente minoranza distinta in diverse e antiche denominazioni, le quali conservano lingua, riti e gerarchia propria: Caldei, Siri, Armeni, Mekiti, Copti, Latini. Esistono anche denominazioni cristiane non-cattoliche (le Chiese Assira, Greco-ortodossa, Copto-ortodossa, Siro-ortodossa), testimonianza di divisioni e di antichi conflitti teologici; di recente, per grazia di Dio, si sono avuti incontri ecumenici e di chiarificazione dottrinale, che fanno, in alcuni casi, ben sperare per il cammino della riconciliazione e dell’unità.
Trattando della Chiesa nel mondo contemporaneo, il Concilio Vaticano II apriva quel documento con le significative parole Gaudium et spes (gioia e speranza) e affermava che la Chiesa è chiamata oggi a condividere tali sentimenti, come pure le difficoltà e le ansie dei popoli e di ogni uomo, senza distinzione di luogo, razza o religione; il Papa Giovanni Paolo II varie volte si è riferito a tali concetti per descrivere la missione del <nunzio>; per di più, ha detto che tramite i suoi rappresentanti egli stesso quasi si inserisce nella vita dei popoli e delle nazioni a motivo di quella <sollecitudine> per la Chiesa e per l’intera famiglia umana, che gli compete quale successore di Pietro. Si intuisce, dunque, come la missione del <nunzio> assuma l’aspetto di un vero ministero e si configuri quale forma di moderna e autentica diaconia verso la Chiesa e il mondo.
Don Fernando Filoni

La Caritas Diocesana
ha già disposto che la raccolta
delle offerte durante il periodo
di Quaresima, sarà, devoluta
alle popolazioni colpite dai recenti e terribili terremoti.
Proposta di legge per la tutela del Diritto alla Vita
Il Consultorio famigliare Diocesano con una proposta di legge ben articolata intende aiutare concretamente economicamente e socialmente le mamme in difficoltà nel portare al termine la gravidanza.
Si pensa così di eliminare una delle cause dell’aborto; mediante un contributo minimo di L. 4.000.000 da riscuotere un anno dopo la nascita del concepito.
In tal senso c’è anche la disponibilità della Regione e dei Comuni.
Nuovi Pulpiti di Giuseppe Musardo
Finito il Giubileo, il Papa riorganizza la sua Chiesa: nomina nuovi Cardinali, dà appuntamento ad ottobre per il Sinodo, e nel 2002 il raduno giovanile a Toronto e parla anche che bisogna annunciare Cristo, con i mezzi della Comunicazione Sociale: radio, televisione, cinema, internet,ecc.
È molto importante far capire ai giovani d’oggi che Cristo è l’unico e vero amico, che ci è vicino nei momenti di gioia, e di tristezza e con la mano sempre tesa ci indica più che mai la via da seguire. Un notevole contributo lo ha già dato Don Giacomo Alberione, fondatore della Società San Paolo e di varie congregazioni femminili, e di cui proprio quest’anno si celebra la festa del centenario delle sue intuizioni, vale a dire quella di annunciare Cristo con i moderni sistemi che la tecnologia ci offre. Il Papa ha già fissato un appuntamento: il prossimo 27 maggio, giornata delle Comunicazioni Sociali che per i cattolici è un’occasione preziosa per riflettere sul ruolo e l’importanza dei media nell’ambito della nuova evangelizzazione. Desidero concludere con una poesia del mio caro amico Mons. Antonio Resta sulla Televisione che dice: “Sei diventato un nostro famigliare: / siedi con noi in cucina, nel salotto , in camera da letto. / Ci invii, continuamente immagini e messaggi. /Sforzati di non farti considerare un intruso.”
Domenica 25 Marzo alle ore 16.00, cinquanta fanciulli
celebreranno la festa del perdono ricevendo
per la prima volta il Sacramento della Penitenza (o della Confessione).
È una festa, alla quale partecipano anche le famiglie e la Comunità Parrocchiale vivendo tutti la stessa gioia della pace del cuore.
Carissimi fedeli vi giunga attraverso “Il Foglio” il messaggio
che la chiesa rivolge ha questo tempo di grazia.
Seguendo Cristo ci incamminiamo verso la Pasqua attraverso le lotte,
le prove della vita quotidiana. La Chiesa nella liturgia domenicale
ci guida in questo cammino.
1 Domenica: - 4 Marzo
Lo scontro tra Gesù e Satana (Luca IV, 1.13)
Cristo, tentato, reagisce e vince. Le tentazioni, alle quali tutti noi siamo soggetti, riguardano la fame, il potere, il denaro, la vanità. E come lui, anche noi, dobbiamo lottarle e vincerle.
2 Domenica: - 11 Marzo
Gesù si trasfigura (Luca IX, 28.36)
Durante il cammino può venire meno il coraggio, la costanza, la fede.
Ma Gesù ci incoraggia e ci conforta facendoci
intravedere il nostro destino di gloria e di gioia.
3 Domenica: - 18 Marzo
Gesù ci è Padre e ci conforta (Luca XIII, 1.9)
Egli non infierisce su coloro che, nel cammino, cadono, ma sa attendere.
4 Domenica: - 25 Marzo
Gesù ha ragione di sperare chi nel cammino cade o si attarda (Luca XV, 1.3)
Egli dà il tempo utile e necessario perché ogni uomo debole e peccatore si converti.
5 Domenica: 1 Aprile
Gesù riabbraccia l’uomo peccatore e pentito (Giovanni VIII, 1.11)
Il Signore non solo perdona ma dà anche un cuore nuovo.
6 Domenica: 8 Aprile
Gesù percorre l’ultimo tratto del suo cammino (Luca XIX, 28)
È doloroso, e pesante il percorso verso il calvario.
E’ tutto in salita. Ma, raggiunta la vetta, si gode una gioia infinita ed eterna.
Ordinazione Episcopale di Mons. Fernando Filoni
Il 19 Marzo c.a., festa di S. Giuseppe, alle ore 9 nella Basilica Vaticana Mons. Fernando Filoni, riceverà l’Ordinazione Episcopale.
Per partecipare alla sacra ordinazione le Parrocchie di Galatone hanno programmato il viaggio pulmann.
È prevista la partenza per il 18 alle ore 22.00 circa e ritorno il 19 a sera.
Il prezzo del viaggio è di Lire 36.000.
Per ulteriori informazioni rivolgersi direttamente alle singole parrocchie.
Glossarietto galatonese
Vocaboli in estinzione
a cura di Vittorio Zacchino
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ngalè |
purtare a ngalè = portare uno sullespalle , a cavalluccio |
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ngaliratu |
pezzo di galera |
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ngalinutu |
persona con la faccia giallastra |
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ngannu |
inganno |
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ngegnu |
ingegno,astuzia |
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nghièta |
bietola |
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Ngiosu |
Generoso (n.pers.) |
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ngiuria |
ingiuria, soprannome |
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ngonga |
asinello, cavallino (infantile) |
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ngrazziatu |
carino, grazioso |
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ngrillare |
far centro |
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nguacchiare |
sporcare, lordare |
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ngurciare |
essere guercio; non riuscire a vedere (no sta ngorci? = Non vedi?) |
Desidero ricevere, gratuitamente, il foglio del mese di Marzo 2001
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