
Fede e tradizione di un Popolo
Le comunità insediate
nel territorio salentino hanno assembrato un patrimonio di attività,
tradizioni, comportamenti e credenze che si sono conservati, nonostante il
trasformismo delle società moderne. Evidentemente sono “fatti” cari al
cuore e alla pietà di sempre. Nel territorio adeguatamente abitato da una
comunità cristiana emergono i segni delle tradizioni coltivate e della pietà
vissuta. Fare festa e celebrare i propri Santi è stato sempre un punto d’onore
di queste comunità che, intorno a queste ricorrenze, si sono amalgamate e
compattate. La devozione per alcuni Santi è come un filo d’oro che collega le
comunità tra loro; qualche devozione, invece, è particolare, tanto da imporsi
come un segno di appartenenza e di riconoscimento. Una di queste è quella per
il SS. Crocifisso, devozione principale di Galatone. E’ consuetudine di
tutti i galatei venire di proposito al santuario, o approfittare del passaggio
occasionale, per “visitare” il SS. Crocifisso.La visita comporta una breve
sosta di preghiera e un bacio col tocco della mano al vetro della nicchia che
contiene l’Immagine Sacra o direttamente all’Immagine se trovasi esposta. La
festa, solenne e frequentatissima da paesani e forestieri, nei giorni del
due-quattro maggio, e preparata dalla celebrazione di una funzione particolare
che ha il nome di “Responsorio – Lu Tisponsiu”,
che occupa con particolare catechesi tutto il mese di aprile.Concorrono due
particolari para-liturgie, frequentatissime e commoventi, dedicate ai malati e
sofferenti, alle ore 14 dei giorni 3 aprile e 2 maggio, dette comunemente “funzioni
dei miracoli”, in ricordo del “miracolo” del due luglio 1621, attribuito
al Crocifisso della Sacra Immagine in favore di tal Angiolino de Paolo; ma non
è estraneo il pensiero all’ora della morte di Gesù in Croce, per cui si
espone la Reliquia del Santo Legno della Croce. E’ immancabile la Processione
con l’Immagine Sacra e la Reliquia della Santa Croce, che, senza enfasi,
è definibile immensa e profondamente partecipata dai fedeli paesani e
forestieri che giungono per la circostanza.Tutti vorrebbero avere vicino la
Processione e si fa a gara per addobbare festosamente le vie che si
attraversano. Cosa impossibile perché il Paese si è esteso e per giunta in
forma irregolare. Nessuno, però, dimentichi che la processione è segno di lode
e penitenza e che, se molto estesa in durata e lunghezza, finisce per fiaccare
le forze e lo spirito. Il tutto coinvolge al massimo le attenzioni, le energie e
l’impegno del Santuario, dei sacerdoti e del comitato per la festa. Grosso
impegno e grossa festa, grosso mercato e forte concorso di fedeli e di
pellegrini da tutto il Salento.
Per richiesta rivolgersi al Cappellano del Santuario Don Gino Leante - Tel. 0833-865419

Gesù,
secondo i racconti evangelici, ha istituito l’Eucaristia e il Sacerdozio che
vi è intimamente collegato, la vigilia della sua passione. E’ proprio in
occasione di questo “anniversario” che, ogni giovedì santo, il Papa invia
ai Sacerdoti una Lettera, che non è solo di auguri. Vi si richiamano,
normalmente, dei doveri legati a questo Ministero, con riferimenti a temi
particolarmente attuali.
La lettera di quest’anno ha avuto come tema quello del Sacramento della Riconciliazione, da sempre uno dei Sacramenti più contestati, ma particolarmente trascurato ai nostri giorni, nonostante (e il S. Padre non manca di ricordarlo con intima gioia) i segnali positivi registrati in occasione delle celebrazione del Giubileo.
La Lettera è abbastanza lunga e, pur riferendosi specificamente al mistero sacerdotale che vi è impegnato, non manca di richiamare quella che è la situazione del penitente che possiamo riassumere in alcune domande che, implicitamente o esplicitamente, la accompagnano.
Anzitutto: perché mi debbo confessare? Forse, l’interrogativo non avrebbe bisogno di esistere se non riducessimo il nostro atto di riconciliazione a quella benedetta accusa che, di per sé, comporta un certo disagio e ristretta, spesso, a un elenco aritmetico delle nostre manchevolezze.
Il Papa lega la risposta a quella esigenza di comunicazione personale che mette il penitente in rapporto con il cuore misericordioso di Dio, attraverso il volto amico di un fratello. Lo ripetiamo fondatamente fino alla noia che la comunicazione personale, di cui è impastato l’essere stesso dell’uomo, oggi è venuta paurosamente meno, soffocata dai ritmi della nostra società che ha minato l’ essere stesso dell’uomo come incontro e come dialogo.
A questo
proposito, c’è da aggiungere che, intimamente congiunta con la manifestazione
della misericordia di Dio, con la partecipazione del suo perdono, c’è la
scoperta della stessa verità dell’uomo “in uno dei suoi aspetti
fondamentali: l’ori-ginalità di ciascuna persona, che pur vivendo in un
tessuto relazionale e comunitario, mai si lascia appiattire nelle condizioni di
una massa informe. Questo spiega l’eco profonda che suscita il sentirsi
chiamare per nome”.
Nel Sacramento della Riconciliazione, se spogliato da certe considerazioni di magicismo e proiettato nella sua dimensione personalistica, si ha la possibilità di cogliere la presenza del Buon Pastore “attraverso il volto e la voce del sacerdote…per aprire con lui un dialogo personale fatto di ascolto, di consiglio, di conforto, di perdono. L’amore di Dio è tale che, senza togliere agli altri, sa concentrarsi su ciascuno”.
In questo senso, certo, il compito del sacerdote non dovrebbe sapere di distribuzione meccanica di un’assoluzione che deve essere investita dal calore di una personale sollecitudine: l’equivalente del Padre che si getta al collo e bacia il figlio che ritorna (Lc 15, 20).
Quando confessarmi? La risposta richiede, come premessa, il richiamo all’Eucaristia che è, insieme, “culmine dell’ economia sacramentale” e, nello stesso tempo, “anche la sorgente: tutti i Sacramenti in certo senso scaturiscono da essa e portano ad essa”.
Il rapporto dell’Eucaristia con la Riconciliazione comporta che la Prima “non può unirci a Cristo senza purificarci, nello stesso tempo, dai peccati commessi e preservarci da quelli futuri”. E, tuttavia, se l’azione dell’Euca-ristia “opera direttamente la purificazione dei peccati veniali, la persegue solo indirettamente per quelli mortali” che sono alla base dell’interruzione del nostro rapporto con Dio e pregiudicano la piena comunione con al Chiesa.
L’Eucaristia, di conseguenza, non è ordinata al perdono dei peccati mortali, legato al sacramento della Riconciliazione.
L’esortazione del Papa continua col richiamare il compito dei sacerdoti, costituiti, mai come in questa circostanza, autentici ministri della misericordia. Se è Dio a compiere l’essere e l’operare, se in tutti gli altri sacramenti, particolarmente in questo, i suoi ministri hanno questo compito, ed è per questo che Dio conta su di essi “per operare i suoi prodigi nei cuori”. “Nella celebrazione di questo sacramento, forse ancor più che in altri, è importante che i fedeli facciano una esperienza del volto di Cristo Buon Pastore”.
La coscienza di essere bisognosi della misericordia di Dio impegna i due “protagonisti” di questo incontro: il sacerdote come “canale” attraverso il quale si inalvea e il penitente, cosciente che “…è la misericordia a spingerlo sulla strada della conversione…La confessione, prima di essere un cammino dell’uomo verso Dio, è un approdo di Dio nella casa dell’uomo”. Se questi sono i presupposti, il quando non si esaurisce nell’ambito di una scadenza cronologica e che si riveste di un rito che corre il rischio di non incidere efficacemente su una conversione cui deve tendere una Riconciliazione che sappia di rinnovamento pasquale.
Non si dimentichi che la Riconciliazione, come tutti i sacramenti, ha un significato pasquale: se la si celebra almeno a Pasqua, che abbia un suo significato di conversione almeno per questa circostanza: un augurio che non si limiti a un almeno…
O vogliamo che la conversione debba essere ristretta esclusivamente all’euro o alla buonanima della nostra lira?
Solenni Celebrazioni in onore della Festa del
SS. Crocifisso della Pietà
2 - 3 - 4 - 5 Maggio 2002


Chissà quante lacrime stai versando vedendo tanti tuoi figli immolati sull’altare dell’odio, dell’indifferenza e della violenza.
Teneri fiori strappati da mani crudeli, vite non ancora complete soffocate da armi senz’anima.
Il fratello non è visto come un compagno di viaggio, ma come un ostacolo alla propria realizzazione, qualcuno che da fastidio, che va eliminato…
Chissà se immaginavi che quei figli che il tuo Figlio Gesù ti affidò dalla croce sarebbero arrivati a questi estremi… piangevi quel giorno… piangi ancora oggi…
Tre giorni dopo Gesù risorse, vincitore della morte: per quanto ancora noi ci sentiremo liberi di rimanere prigionieri delle tenebre del peccato?
E’ Maggio! Mese dei fiori. Mese a Te dedicato! Ricordo da bambina i fioretti che ti offrivamo insieme alle preghiere. Piccole rinunce che per noi erano grandi sacrifici. Ora più che mai vogliamo offrirti il nostro impegno a costruire quel dialogo umano che sembra mancare in ogni ambiente, quel confronto maturo e costruttivo che fa guardare al fratello con occhi nuovi; e a ritrovare il dialogo con Dio che ci fa prendere coscienza delle nostre piccolezze, delle nostre meschinità e ci impedisce di perpetuare quel peccato adamitico dell’uomo presuntuoso che basta a se stesso. In questo mese vorremmo farti giungere il profumo di fiori diversi e variegati che crescono accanto l’uno all’altro e ondeggiano insieme nella fresca brezza mattutina di un giorno nuovo. Non sarà semplice ma il tuo abbraccio materno ci darà forza e speranza.
T.G.
0 Vergine, 0 Signora, 0 Tuttasanta,
Che bei nomi ti serba ogni loquela!
Più d'un popol superbo esser si vanta
In tua gentil tutela.
Te, quando sorge, e quando cade il die,
E quando il sole a mezzo corso il parte
Saluta il bronzo che le turbe pie
Invita ad onorarte.
Deh! A Lei volgete finalmente i preghi,
Ch'Ella vi salvi, Ella che salva i suoi;
E non sia gente né tribù che neghi
Lieta cantar con noi:
Salve, o degnata dei secondo nome,
0 Rosa, o Stella ai periglianti scampo
Inclita come il sol, terribil come
Oste schierata in campo.
(Alessandro Manzoni)
Il corso interparrocchiale in preparazione al matrimonio si terrà nei locali di ministero pastorale presso la Parrocchia di S. Francesco d’Assisi.
Inizio: lunedì, 6 maggio ore 20.30
Relatori:
Mons. Antonio Resta
Don Salvatore Martalò;
Medico:
Dott. Giordano Calabrese;
Psicologi:
Dott.ssa Tedesco Marianna
Faiulo Roberto;
Animatori di gruppo:
Silvia Biotti
Marcella Calignano
Franca Mauri.

E’ a disposizione la videocassetta
della rappresentazione
“La Passione di Gesù” del 27 marzo 2002.
Coloro che intendono farne richiesta, la
potranno ordinare presso la propria
parrocchia, versando la quota di € 10,00
Glossarietto galatonese
Vocaboli in estinzione a cura di Vittorio Zacchino
| Pratica | abilità, esperienza (ale cchiu la pratica ti la grammatica) |
|
recamorti |
becchino |
| Prena | gonfia, gravida, incinta |
|
Prendula |
pomodorini legati a grappolo ad un filo (appesi per poterli conservare nel tempo) |
|
Presciu |
allegrezza (mi lu presciu=ne sono felice) |
|
Pressa |
fretta (ti pressa a mpressa=in fretta in fretta) |
|
Preula |
pergola (e priulitu=pergolato) |
|
Pretica |
omelia. (La pretica di notte), litigata |
|
Priare |
pregare |
|
Pricare |
sotterrare (spricare=esumare) |
|
Primatìu |
primaticcio |
|
Primis (in) |
in primo luogo |
|
Prinduricula |
altalena |
|
Prisciantaru |
cuor contento, persona allegra |
|
Prisciare |
rallegrarsi |
|
Proula |
polvere, provola |
|
Puccia |
pagnotta con molta mollica e con olive o con uvetta passita |
|
Puddhica |
(puddhicasciu e cuddhura) panino che si mangia a Pasqua |
|
Puddhitru |
puledro |
|
Puddhina |
pollone (anche figghiulu, schiattone) |
|
Puddhoscina |
muffa |
|
Pulimbu |
riparatore di vasi di creta |
|
Pulitazzu/a |
molto pulito/a |
|
Pulitica |
accortezza, abilità, politica |
|
Pulizzare |
pulire |
Desidero ricevere, gratuitamente, il foglio del mese di
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